Catinaccio e Sassopiatto
Rifugio Vajolet

14÷15 Luglio 2012


  • Lunghezza: poco meno di 5 Km per il Rifugio Vajolet più 1 Km circa (solo salita) per il Rifugio Re Alberto; 13 Km abbondanti il secondo giorno.
  • Dislivello complessivo in salita: 300 m per il Rifugio Vajolet più 370 m per il Rifugio Re Alberto; 600 m scarsi il secondo giorno.
  • Durata: indicativamente 1h 30’ m per il Rifugio Vajolet più 1h (solo salita) per il Rifugio Re Alberto; 5h il secondo giorno.
  • Attrezzatura: scarponi da trekking, vestiario pesante, ... Necessario per il pernottamento in rifugio.
  • Difficoltà: escursionistico.
  • Note: facile traversata che dalle imponenti pareti e dalle slanciate torri dolomitiche della zona del Catinaccio, regno del mitico Re Laurino, porta a Campitello percorrendo il Vallone di Antermoia e la vulcanica e verdeggiante Val Duron passando sotto il fianco meridionale del Sassopiatto.
  • Partenza, in auto, alle ore 6:00 da via Iseo 18 (presso la scuola media Sabin).

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Visualizza la mappa schematica del percorso dal Ciampedie al Rifugio Antermoia e dal Rifugio Antermoia a Campitello

Punto di partenza della traversata proposta è la zona del Ciampedie, raggiungibile in ovovia da Vigo di Fassa o in seggiovia da Pera. Con ampie vedute sul Catinaccio Centrale, sulle Torri del Vajolet e sulla parete sud del Larsec, si imbocca il sentiero con segnavia 540 per raggiungere, con comoda e divertente passeggiata nel bosco, la conca di Gardeccia. Da qui ci si immette sull’ampia mulattiera (segnavia 546) che percorre la bassa Val Vajolet, dapprima un po’ ripida e quindi più pianeggiante. Giunti sotto l’imponente parete est della Cima Catinaccio, la mulattiera riprende a salire ripida per raggiungere, con qualche zig-zag, il pianoro roccioso delle Porte Neigre (toponimo che in ladino significa stretto passaggio, fra pareti strapiombanti, che da sull’ignoto) sul quale sorgono i rifugi Preuss e Vajolet.

Rifocillati e lasciati gli zaini, nel pomeriggio la proposta è quella di salire al Rifugio Re Alberto, posto in magnifica posizione alla base delle Torri del Vajolet. Lasciato il rifugio Vajolet, si imbocca quasi subito lo stretto vallone tra la Cima Catinaccio a sinistra e le torri stesse a destra. Il percorso si snoda su roccette molto facili, ma che richiedono comunque attenzione. E se ci fosse ancora tempo a disposizione, con una ulteriore mezz’oretta si potrebbe risalire anche la conca del Gartl per raggiungere il Passo Santner e l’omonimo rifugio. La discesa al Rifugio Vajolet, dove sono previsti cena e pernottamento, avviene per lo stesso percorso di salita.

Il secondo giorno, si imbocca il sentiero (segnavia 584) che con pendenza regolare ed agevole risale il versante orografico destro dell’alta Val del Vajolet con la massiccia mole del Catinaccio d’Antermoia che via via si fa sempre più imponente. Un ultimo beve tratto, un po’ più ripido, con alcune serpentine permette di sbucare sulla sella del Passo Principe dove, addossato ad una parete rocciosa, sorge l’omonimo rifugio.
Piegando a destra (est), sempre seguendo il segnavia 584, si passa alla base della parete del Catinaccio di Antermoia e quindi si risale con un breve ma ripido zig-zag il pendio detritico che porta al Passo Antermoia, oltrepassato il quale si percorre una pianeggiante e malinconica pietraia; costeggiato il Lago Antermoia (luogo di convegno delle streghe di Fassa secondo antiche leggende), si raggiunge infine il Rifugio Antermoia.

Lasciato il rifugio, seguendo il segnavia 580 si risale al vicino Pas de Dona, tagliando quindi verso sinistra la testata della Val de Dona inizialmente su ghiaie e quindi su prati. Giunti all’incrocio col sentiero 578, si segue verso sinistra quest’ultimo per raggiungere in breve il Pas de le Ciaregole e scendere, sul lato opposto, verso il pascolo di Ciamp de Grèvena seguendo un sentiero tagliato nella nera roccia vulcanica. Si attraversa quindi un folto bosco di ontani per raggiungere alla fine un piccolo ponte sul Ruf de Duron e immettersi così, verso destra, sulla tranquilla e piana strada sterrata (segnavia 532) che percorre tutta la Val Duron. Oltrepassata la Baita Lino Brach, si giunge infine al rifugio Micheluzzi; sia presso la baita che il rifugio è possibile sostare per il pranzo.

Dal Rifugio Micheluzzi si scende quindi a Campitello seguendo una strada sterrata caratterizzata da ripide rampe. Un buon tratto di tale strada e del relativo traffico può essere evitato attraversando il Ruf de Duron subito a valle del rifugio e risalendo il versante opposto per pochi metri; piegando poi a sinistra, tra tavoli e panchine si procede dapprima in piano e poi in ripida discesa nel bosco di conifere fino a tornare sulla strada in località Pozates. Per chi volesse invece risparmiarsi quest’ultima fatica, il Rifugio Micheluzzi e Campitello sono collegati da un servizio di jeep.

Scarica il volantino in formato pdf (215 Kb).

Per ulteriori informazioni ed iscrizioni, vieni a trovarci in sede nelle serate di martedì e venerdì, via Risorgimento 22, Monza, dalle ore 21:00 alle ore 23:00, o contattaci per telefono al 338-9940403 o via e-Mail all’indirizzo cai.sanfruttuoso@libero.it