Rifugio Antermoia
(Val di Fassa – TN)

18÷19 Luglio 2026

Scheda
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Lunghezza: 10 Km scarsi il primo giorno, circa 12,5 km il secondo. Altri 4 km per la discesa opzionale dal Rifugio Micheluzzi a Campitello.

Dislivelli complessivi: circa 830 m in salita e 330 m in discesa il primo giorno, 450 m in salita e 1090 in descesa il secondo. Altri 400 m in discesa per il tratto opzionale dal Rifugio Micheluzzi a Campitello.

Tempi di Percorrenza: indicativamente 4h 30’ ÷ 5h il primo giorno, 5h ÷ 5h 30’ il secondo. Ancora un’oretta abbondante per il tratto opzionale dal Rifugio Micheluzzi a Campitello.

Attrezzatura: scarponi da trekking, vestiario pesante, ... Necessario per il pernottamento in rifugio.

Difficoltà: escursionistica.

Note: trekking di due giorni nelle Dolomiti: partenza dal Ciampedie e arrivo a Campitello, in Val di Fassa (TN). Ampi i panorami su molte cime famose delle Dolomiti e grandi i contrasti tra l’ambiente roccioso del primo giorno (Catinaccio, Torri del Vajolet, Antermoia, …) e quello più verde e bucolico del secondo (Val Duron e scorci sull’Alpe di Siusi). Pernottamento al Rifugio Antermoia.

Partenza, in auto, alle ore 6:00 dalla scuola media Sabin, via Iseo 18.

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Descrizione

Punto di partenza della traversata proposta è la zona del Ciampedie, raggiungibile in ovovia da Vigo di Fassa o in seggiovia da Pera. Con ampie vedute sul Catinaccio Centrale, sulle Torri del Vajolet e sulla parete sud del Larsec, si imbocca il sentiero con segnavia 540 per raggiungere, con comoda e divertente passeggiata nel bosco, la conca di Gardeccia. Da qui ci si immette sull’ampia mulattiera (segnavia 546) che percorre la bassa Val Vajolet, dapprima un po’ ripida e quindi più pianeggiante. Giunti sotto l’imponente parete est della Cima Catinaccio, la mulattiera riprende a salire ripida per raggiungere, con qualche zig-zag, il pianoro roccioso delle Porte Neigre (toponimo che in ladino significa stretto passaggio, fra pareti strapiombanti, che da sull’ignoto) sul quale sorgono i rifugi Preuss e Vajolet.

Si imbocca quindi il sentiero (segnavia 584) che con pendenza regolare ed agevole risale il versante orografico destro dell’alta Val del Vajolet con la massiccia mole del Catinaccio d’Antermoia che via via si fa sempre più imponente. Un ultimo beve tratto, un po’ più ripido, con alcune serpentine permette di sbucare sulla sella del Passo Principe dove, addossato ad una parete rocciosa, sorge l’omonimo rifugio. Dopo una breve sosta ristoratrice, di prosegue in direzione est, sempre seguendo il segnavia 584, si passa alla base della parete del Catinaccio di Antermoia e quindi si risale con un breve ma ripido zig-zag il pendio detritico che porta al Passo Antermoia, oltrepassato il quale si scende lungo una quasi pianeggiante e malinconica pietraia; costeggiato il Lago Antermoia (luogo di convegno delle streghe di Fassa secondo antiche leggende), si raggiunge infine il Rifugio Antermoia, dove è previsto il pernottamento.

Il secondo giorno, lasciato il rifugio si imbocca il comodo sentiero 580 che permette di sorpassare il vicino Passo di Dona e quindi discendere, con lunghi tornanti, i ghiaioni alla base del Sasso di Dona. Giunti al Pian da le Gialine, si tralascia la traccia che scende in Val di Dona per piegare a sinistra, raggiungere il vicino Passo delle Ciaregole e iniziare la discesa verso la Val Duron imboccando il sentiero di sinistra (indicazioni per la Malga Docoldaura e il Passo Duron); il primo tratto di discesa è agevole, per quanto stretto e fangoso, e attrezzato con scalini in legno nei punti più ripidi. Scalini che scompaiono nel tratto centrale, sempre molto ripida e molto fangosa, col terreno smosso (anche dal passaggio di numerosi cavalli), dove bisogna prestare un po’ di attenzione. Passato tale tratto delicato, il fondo del terreno torna ad essere buono e la traccia si inoltra in un rado bosco prima di svoltare a sinistra, tagliando a mezzacosta le pareti settentrionali della Croda del Lago, per raggiungere il fondo della Val Duron.

Raggiunto il fondo della valle, si attraversa il letto del torrente in direzione delle visibili frecce segnaletiche sulla sponda opposta. Qui si hanno due possibilità: la più comoda consiste nello svoltare a sinistra e seguire la strada, poco visibile a dire il vero, che va a compiere un ampio tornante destrorso passando dalla Malga Docoldaura, mentre la più rapida è quella che si dirige verso destra ad imboccare una traccia, non segnalata, che taglia i pascoli in moderata salita per riprendere la strada un centinaio di metri più in alto. Strada che inizialmente sale decisa, ma la pendenza si addolcisce presto e in breve si raggiunge il Passo Duron.

Al passo si “inverte” la direzione di marcia per imboccare la traccia con segnavia numero 4; inizialmente una comoda strada sterrata che procede in leggerissima salita che diventa poi sentiero sorpassata una malga. Si raggiunge quindi una sella (Sela Palacia) dove, seguendo le indicazioni, si deve proseguire diritto, su sentiero in dolce salita, senza seguire la linea di cresta (più a sinistra) o la poco evidente traccia che scenda a destra. Il sentiero, sempre comodo e molto panoramico, prosegue quindi con qualche saliscendi e arriva, dopo circa 3 km dalla sella, al Rifugio Sassopiatto.

Dopo una sosta per il pranzo, seguendo le indicazioni per Val Duron e Campitello, si imbocca una strada sterrata, proprio davanti all’ingresso del rifugio, che in una decina di minuti scende alla Malga Sassopiatto. Passati attraverso le costruzioni della malga (punto di ristoro sulla sinistra), si imbocca un agevole sentiero inizialmente attrezzato con alcuni scalini. Segue una zona acquitrinosa dove il sentiero o, meglio, una traccia di sentiero non sempre ben visibile (stare all’occhio in caso di nebbia), attraversa gli ampi pascoli. Sorpassata quindi una baita, il percorso torna agevole e ben visibile puntando al limite del bosco.

Arrivati tra gli alberi, si incontra un primo bivio dove si prosegue a destra (freccia per Campitello), ed un secondo, col Sentiero Forestale Toalet, dove si tiene sempre la destra. Il sentiero, ormai ampia sterrata, prosegue in discesa, particolarmente ripida in alcuni tratti pavimentati con piastrelle in cemento (un poco scivolose se bagnate), per uscire poi dal bosco, attraversare i pascoli di una malga e sbucare su una seconda strada la quale, presa a destra secondo le indicazioni della freccia segnaletica, raggiunge in breve il Rifugio Micheluzzi compiendo un ampio tornante sinistrorso.

Il Rifugio Micheluzzi è il punto terminale della traversata e, per scendere a Campitello, su può usufruire di un servizio di jeep che fanno la spola con Campitello. Volendo, si può proseguire a piedi aggiungendo circa 4 km e 400 m di dislivello in discesa: attraversato il torrente, si svolta a sinistra su un’ampia sterrata, in leggera salita, che in breve (tenera a sinistra al bivio) lascia spazio ad un amplissimo sentiero che scende con lunghi tornanti e con pendenze sempre tranquille. Tornata strada, la traccia riattraversa il torrente e va ad immettersi, all’altezza della Baita Fraines, sulla strada percorsa dalle jeep. Strada da seguire verso destra per scendere, in una mezz’oretta, alle case di Campitello.

Costi di Partecipazione

Suddivisione delle spese di carburante e autostrada.

Suddivisione degli eventuali costi di parcheggio.

Mezza pensione in rifugio (soci C.A.I. intero / under 12): € 61,00 / 53,00.

Mezza pensione in rifugio (non soci C.A.I. intero / under 12): € 84,50 / 61,00.

Suddivisione del costo per il servizio transfer da Campitello a Vigo o a Pera (ancora da stabilire).

Costo della funivia o della seggiovia per il Ciampedie (ancora da stabilire).

Assicurazione infortuni: € 10,00 (solo per i non soci C.A.I).

Oltre a quanto sopra indicato, da aggiungere le bevande in rifugio e altre spese di carattere personale (come ad esempio pranzi e/o merende presso i punti di ristoro lungo il percorso).