Sass Queder (Engadina)

            

Sass Queder (Engadina)

28 Giugno 2020

Lunghezza: 6 Km abbondanti (1 km scarso sfruttando la funivia).
Dislivello complessivo in salita: circa 850 m (circa 100 m sfruttando la funivia).
Durata: indicativamente 4h (45’ ÷ 1h sfruttando la funivia).
Attrezzatura: scarponcini da montagna.
Difficoltà: escursionistica.
Note: facili escursioni sulla vetta del Sass Queder (Engadina – Svizzera): panorama da alpinisti alla portata dei semplici escursionisti! Salita breve e poco faticosa, adatta anche ai bambini, sfruttando la funivia del Diavolezza, facile ma riservata alle gambe più allenate quella che parte dal Lej Pitschen (presso il Passo Bernina).
Partenza, con autobus gran turismo, dalla scuola media Sabin, via Iseo 18 (orario ancora da stabilire).

Per raggiungere la panoramica vetta del Sass Queder, due le possibilità: quella più comoda, che prevede di superare quasi tutto il dislivello sfruttando la funivia del Diavolezza, e quella riservata ai più allenati, che prevede la salita a piedi partendo dai pressi del Passo Bernina.

Più precisamente, la salita a piedi parte da uno spiazzo ai lati della strada del Passo del Bernina (possibilità di far sostare il pullman) posto a poca distanza dal piccolo Lej Pitschen (che in romancio significa appunto Lago Piccolo). Attraversati gli adiacenti binari del Trenino Rosso grazie ad una passerella sulla sinistra del piazzale, si deve girare a destra per contornare il laghetto compiendo un arco verso sinistra, dapprima lungo una traccia abbastanza larga, da abbandonare però quasi subito per un’altra traccia poco evidente ma che punta ad una palina segnaletica ben visibile a poca distanza.

Seguendo le indicazioni per il Lej d’Arlas e il Diavolezza riportate sulla palina, si attraversa la strada (utilizzata anche come pista ciclabile) per seguire il sentiero che attraversa in direzione ovest il magro e sassoso pascolo. Con poca pendenza, il sentiero sale dolcemente compiendo dapprima un ampio arco verso destra, quindi un secondo a sinistra per andare ad aggirare un costone e dirigersi quindi in direzione sud-ovest verso il fondo della Val d’Arlas. La pendenza diminuisce ulteriormente e proseguendo a mezzacosta, leggermente più alti della forra dell’Ova d’Arlas, si raggiunge in breve il Lej d’Arlas, piccolo specchio d’acqua posto proprio alla testata della valle.

Attraversati i due piccoli emissari del laghetto piegando a destra, inizia finalmente la vera salita; salita comunque non eccessivamente faticosa, grazie al sentiero ben disegnato che con alcuni tornanti va a risalire il fianco orientale del Sass Queder. Il magro pascolo lascia spazio ad un terreno via via più roccioso e si va ad attraversare più volte una colata di sfasciumi, con la direzione da tenere comunque ben evidente e segnalata dalle bandierine bianco rosse, numerose in questo tratto.

Tralasciata una deviazione a destra che scende alla stazione a valle della funivia del Diavolezza e continuando a salire comodamente tra i fischi del Trenino Rosso che passa più in basso (e anche a qualche rumore della strada), quasi senza rendersene conto si arriva ad un breve strappettino e quindi ad un poggio che sovrasta il Lej da Diavolezza. Senza scendere al lago, posto qualche decina di metri più in basso, si svolta a sinistra seguendo le indicazioni per il Diavolezza (palina). Il percorso diventa un po’ più ripido, per quanto sempre agevole, e su terreno ormai solo roccioso compie numerosi tornantini spostandosi più volte da una parte all’altra del filo di cresta dell’ampio spallone settentrionale del Sass Queder.

Giunti ad un ulteriore bivio, non segnato sulle carte, il panorama comincia ad aprirsi sulle vette ghiacciate del gruppo del Bernina. Una palina segnaletica indica che il ramo di destra si dirige alla stazione a monte della funivia del Diavolezza, mentre il ramo che prosegue diritto, non segnalato, è quello da seguire. È il tratto meno agevole della salita, per quanto sempre non difficile, dove si perde qualche metro di quota per attraversare un canalino detritico, quindi si traversa su macereto per arrivare ad una salita abbastanza decisa, ma su fondo buono. Arrivati in vista dell’ultimo pilone della funivia del Diavolezza, si attraversa un nuovo valloncello e quindi si affronta un’ulteriore salita abbastanza decisa, inizialmente su ghiaietto e poi con alcuni scalini scavati direttamente nella roccia, sostenuti da tronchi in legno e dotati anche di fune corrimano.

Dopo la breve “sudata”, il sentiero spiana e riprende a salire dolcemente e con ampi curvoni. Ormai in vista degli impianti sciistici, oltre che sulle cime del Bernina, del Palü e delle altre montagne del gruppo, si raggiunge una nuova palina, dove si svolta a sinistra (indicazione bergstation) per giungere ad alcuni facili roccette, proprio sotto la stazione di arrivo di una seggiovia. Superate le roccette, si sbuca sull’ampio e pianeggiante stradone da dove arrivano, con pochi minuti di passeggiata praticamente pianeggiante, coloro che hanno deciso di salire in quota con la funivia.

Per tutti non resta che affrontare gli ultimi metri di salita, inizialmente lungo un sentierino a tornantini su terreno roccioso e sassoso, ma comunque facile e adatto a tutti. Raggiunta un’ultima palina, si tralascia a destra la deviazione per il Piz Trovat (meta questa non proprio per tutti) e non resta che affrontare il pianone inclinato che porta alla visibile, amplissima e vicinissima vetta, dove si può sostare comodamente per tirare il fiato, magari gustarsi il pranzo al sacco e soprattutto per godersi il panorama a 360°: di sicuro attirano subito lo sguardo le vette ghiacciate del Morteratsch, del Bernina, del Palü, del Cambrena, … e le sottostanti colate glaciali della Vadret Pers e della Vadret da Morteratsch verso sud-ovest, ma sono visibili anche le cime della Val Bernina verso nord e della Val Poschiavo (e addirittura della Valtellina) verso est.

Per il rientro, si segue a ritroso il sentiero di salita per rientrare al Rifugio Diavolezza dove, per tutti, la discesa a valle è prevista in funivia.

Ulteriori informazioni e/o iscrizioni: in sede nelle serate di apertura (martedì e venerdì, via Risorgimento 22, Monza, dalle ore 21:00 alle ore 23:00), per telefono al 338-9940403, via e-Mail all’indirizzo info@caisanfru.it o seguendo il CAI San Fruttuoso su Facebook.