Sentiero Glagiologico dei Forni

            

Sentiero Glagiologico dei Forni

13 Settembre 2020

Lunghezza: circa 9 Km l’anello breve, 12 km quello lunga.
Dislivello complessivo in salita: circa 500 m l’anello breve, 560 quello lungo.
Durata: indicativamente 4h l’anello breve, 5h quello lungo.
Attrezzatura: scarponcini da montagna.
Difficoltà: escursionistica.
Note: escursioni ad anello alla portata di tutti, purché con un minimo di allenamento, lungo il sentiero glaciologico che attraversa il selvaggio e severo ambiente dell’Alta Valle dei Forni al cospetto del ghiacciaio vallivo più esteso d’Italia. Numerosi i resti della Prima Guerra Mondiale che si possono osservare lungo il percorso.
Partenza, in auto, dalla scuola media Sabin, via Iseo 18 (orario ancora da stabilire).

L’escursione proposta porta a “toccare” il Ghiacciaio dei Forni seguendo il Sentiero Glaciologico del Centenario, realizzato a partire dal 1995 per ricordare i 100 anni dalla fondazione del Comitato Glaciologico Italiano. Sebbene si sia molto ridotto negli ultimi 150 anni (la sua superficie è passata da 20 a 11 km2, la fronte arretrata di 2 km e lo spessore ridotto di 70 m) e la lingua terminale si sia divisa in tre colate distinte, è ancora il ghiacciaio di tipo vallivo più grande d’Italia.

Punto di partenza è il più basso dei parcheggi sotto l’Albergo Ghiacciaio dei Forni. Attraversato il Torrente Frodolfo, si sale subito ripidamente lungo una scala in pietra, poi più gradualmente lungo un sentiero a mezzacosta per raggiungere quindi una sorta di altopiano ondulato, sotto il fianco nord-orientale di Cima San Giacomo, disseminato da numerosi resti della Prima Guerra Mondiale (ruderi di baraccamenti, filo spinato, …); di fronte la vista spazia sulle montagne ghiacciate che chiudono la valle (Monte Vioz, Punta Taviela, Punta San Matteo, …), a sinistra verso il Rifugio Branca, mentre alle spalle il panorama si apre anche sulla Val Cedec e sul Gran Zebrù.

Trascurata una deviazione a sinistra per il Rifugio Branca (Sentiero Glaciologico Basso) e superato un ponticello in legno, si attraversa in leggera discesa una zona caratterizzata da rocce rossastre, lisciate dalla recente azione erosiva del ghiacciaio, per piegare quindi a sinistra e scendere verso il fondovalle. Qui due ponti tibetani permettono di attraversare due impetuosi torrenti originati dalle acque di fusione; il primo, il Ponte dell’Elfo (anche se sarebbe più appropriato chiamarlo dei Maghèt, i piccoli folletti dispettosi della Valfurva dediti alla ricerca dell’oro in arcane miniere), è il più piccolo, mentre il secondo, lo Tzijjy Bridge (2009), è il più lungo e anche il più emozionante andando a scavalcare le acque proprio nel punto in cui accelerano tumultuose all’ingresso di una stretta gola.

Nella zona dei ponti, volendo e facendo un po‘ di attenzione, si può abbandonare verso destra la traccia principale per dirigersi verso la bocca del ghiacciaio: inizialmente il ghiaccio è nascosto da uno spesso strato di detriti (e magari ci si cammina sopra senza neanche accorgesene), e quando emerge forma spettacolari ed imponenti pilastri ai quali però è bene non avvicinarsi troppo (c’è sempre il rischio di qualche crollo).

Tornati ai ponti, si prosegue lungo una larga e comoda mulattiera che attraversa dapprima, con qualche zig-zag, un canalone di sfasciumi (attenzione alla possibile presenza di neve ghiacciata nascosta da una pellicola di fango) e risale quindi le grandi morene laterali in direzione del visibile Rifugio Branca. Guadagnato il filo della morena, in breve si raggiungono le verdi acque del Lago delle Rosole e non resta che attraversare, grazie ad un ponticello metallico, una forra in cui precipita rumoroso un ramo del frodolfo e affrontare l’ultimo e brevissimo strappetto fino al rifugio.

Dopo esserci rifocillati, con la colazione al sacco o sfruttando la cucina del rifugio, due le possibilità per tornare alle auto. La prima, più diretta e breve, è quella di seguire la carrareccia che, con rapida discesa, porta direttamente all’Albergo Ghiacciaio dei Forni e ai sottostanti parcheggi. Con tempo a disposizione, la proposta è però quella di effettuare un giro più ampio, nella parte bassa della Val Cedec, che regala una bella vista sul Gran Zebrù all’andata e una visione più ampia del Ghiacciaio dei Forni al ritorno. Per tale giro, ci si porta alle spalle del Rifugio Branca per imboccare un sentierino, sempre ben visibile e corredato da numerosi segnavia bianco-rossi, che guadagna subito quota superando alcune balze erbose. Salita breve, cui segue un tratto su roccette, un po’ esposte ma comunque agevoli e dotate di funi corrimano, e quindi un ampio dosso erboso, praticamente pianeggiante, ai lati di una piccola conca allungata in cui sono adagiate due belle pozze d’acqua.

Si entra così definitivamente nella Val Cedec, con la grande piramide calcarea del Gran Zebrù che si impone alla vista in fondo alla valle. Ignorato un bivio che a sinistra porta alla Malga dei Forni, si taglia il fianco occidentale del Monte Pasquale scendendo gradualmente fra pietraie e magri pascoli fino a raggiungere una piana acquitrinosa sul fondovalle e subito dopo un ponticello sul Torrente Cedec. Sarebbe bello proseguire diritto, arrivando fino al Rifugio Pizzini (ancora 45÷50 minuti), ma a questo punto non resta che attraversare il ponte e risalire sulla pista carrozzabile che, con il Ghiacciaio dei Forni di fronte, riporta al punto di partenza dell’escursione.

Ulteriori informazioni e/o iscrizioni: in sede nelle serate di apertura (martedì e venerdì, via Risorgimento 22, Monza, dalle ore 21:00 alle ore 23:00), per telefono al 338-9940403, via e-Mail all’indirizzo info@caisanfru.it o seguendo il CAI San Fruttuoso su Facebook.